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Le Cronache di Due Dimensioni
Di: J.J. (jjblue10@hotmail.com)


Interludio 1 - "La Caduta della Zona Vaporosa"

Alla fine della prima guerra... nella Zona Vaporosa...

L'ammiraglia arrivò nella Zona Vaporosa in un attimo. L'ammiraglia. O più esattamente i pezzi che restavano di lei. Sparsi su quel suolo che diventava sempre più arido. Fra di loro, ancora temporaneamente vivo, il leader di un popolo che fino ad allora non ricordava di aver mai conosciuto una sconfitta. Fu raccolto e abbandonato in una stanza. Come un oggetto rotto e vecchio. Come un qualcosa da buttare. Lì, ad aspettare la sua fine. Un leader morente in genere non ha molta considerazione fra il suo popolo. Ma per lui il destino sarebbe stato diverso. Il suo mondo, privato di un leader, con il peso della prima sconfitta conosciuta, con una gran quantità d'alti ufficiali rimasti uccisi nell'esplosione, con problemi d'ordine energetico che iniziavano a diventare sempre più palesi, con alterazioni atmosferiche che iniziavano a causare sempre più danni non avrebbe potuto continuare a sopravvivere senza un capo. Sarebbe stato il caos. Qualcuno doveva provvedere. E fu un gruppo di scienziati a farlo. Prelevando ciò che restava del corpo moribondo del loro Comandante Supremo e lo fecero semplicemente sparire. Nessuno conobbe mai i nomi dei membri di questo gruppo. Nessuno seppe se sopravvissero o meno al risveglio di Nemesi. Ma Nemesi si svegliò. Si svegliò anche se il suo aspetto al suo risveglio non era quello di prima. Non lo sarebbe stato mai più. La sua alta figura ora si muoveva avvolta da un mantello nero, che lo copriva interamente, mentre il volto, una volta affascinante, era ora condannato ad essere coperto da una grottesca maschera. Le mani, l'unica parte che ancora si vedeva di lui, erano ormai di metallo grigio, simili ad artigli, con lunghe unghie gialle. Ma per la maggior parte del tempo le lunghe maniche del mantello coprivano anch'esse. La sua statura non era diminuita (anzi forse ora godeva di qualche centimetro aggiuntivo) e le sue spalle erano larghe come in passato. Era ancora una figura imponente. Ma vi era ora in lui un qualcosa di freddo, di pauroso, di insolitamente calmo e terribile che l'uomo focoso di un tempo non aveva. Riprese il suo trono come nulla fosse, adottando quel soprannome che lo rese celebre, Nemesi, l'antico nome della dea della vendetta del popolo che lo aveva rovinato. E vendetta era ora la sua unica ragione di vita, più importante di qualsiasi altra cosa, la sua gente, il suo pianeta, i problemi che avevano. Tutte le forze della sua razza sarebbero state tese nel raggiungimento di essa. Tutto sarebbe stato sacrificato per essa. Nemesi non si curava del prezzo che avrebbero dovuto pagare. Non si curava di nulla o di nessuno. Voleva una rivincita e l'avrebbe avuta. Voleva vedere quella gente distrutta. La sua unica consolazione era che il pilota sull'incrociatore che colpì la sua ammiraglia, doveva essere morto. Doveva. Frammenti del suo incrociatore erano stati ritrovati vicino alla sua ammiraglia. Niente corpo. Poteva essersi incenerito. Non poteva essere sopravvissuto. Lui l'aveva fatto cercare. Nessuna traccia. Peccato. Gli sarebbe piaciuto prendersi una piccola rivincita anche su di lui. Una piccola piacevole rivincita. Ma oramai era troppo tardi. Nemesi decise di non preoccuparsi di questo. La sua vendetta. Solo quella era importante. E per essa aveva bisogno di un nuovo esercito. E l'avrebbe avuto. Anche a costo di distruggere il suo pianeta per questo.


Note dell'autrice:
Anche questo interludio è stato inventato da me quasi del tutto usando i pochi accenni che la serie faceva. Funge più che altro da conclusione della prima guerra e collegamento fra una guerra e l'altra.


Interludio 2 - "Ciò Che Resta di Un Regno"

Alla fine della prima guerra... in Nuova Frontiera...

La vittoria della guerra non fu solo un successo per la razza umana, anche se molti lo presero come tale e passarono i tempi successivi vantandosi di essere "i più forti dell'universo". Coloro che conoscevano la verità, invece, sapevano di essersela cavata solo per pura fortuna. Questo avrebbe dovuto unirli maggiormente invece contribuì a dividerli ancora di più. Il popolo del regno di Jar ritornò al suo pianeta. Incurante delle proteste e delle offerte d'ospitalità del Comando di Cavalleria, re Jarred guidò la sua gente al loro vecchio mondo e dichiarò che con o senza il loro permesso da lì non si sarebbero mossi. Avrebbero ricostruito il loro pianeta con le loro sole forze. E non avevano bisogno dell'aiuto di quelli del Comando di Cavalleria, grazie mille. Avevano visto a cosa era servito il loro aiuto, a cosa era servito aver contato su di loro. A nulla. Non era servito a nulla. Il loro pianeta era distrutto. Loro erano vivi solo per miracolo. La regina era morta. Il re non voleva più il loro aiuto, non ne aveva più bisogno. Aveva visto come si era svolta la battaglia. Il Comando di Cavalleria poteva raccontare a chi voleva che avevano riportato una schiacciante vittoria ma lui sapeva la verità. Erano ancora vivi solo grazie al sacrificio eroico di un coraggioso pilota, non grazie al Comando di Cavalleria. Aquila poteva ripetergli quanto voleva d'essere ragionevole. Aveva preso la sua decisione. Avrebbero fatto a meno del prezioso aiuto del Comando. Da ora in poi avrebbero contato solo sulle loro forze. Avrebbero ricostruito da soli il loro regno. La leggenda del regno di Jar, autonomo e indipendente da Nuova Frontiera era iniziata. E la dichiarazione di re Jarred lasciava Aquila ora comandante alle prese con la sua più grande preoccupazione. Il promesso ritorno degli alieni che erano venuti da un'altra dimensione e che i Mass Media avevano battezzato, con poca fantasia, i Dimensionali. Doveva prepararsi. Doveva essere pronto a contrastare le loro forze superiori, la loro tecnologia superiore. Come? Anche potenziando tutto il Comando di Cavalleria non avrebbero mai potuto competere. Dovevano avere una nuova arma, un nuovo sistema per proteggersi. Dovevano dare vita a qualcosa di nuovo, qualcosa d'imbattibile che potesse proteggerli. E doveva trovare un sistema per far cooperare tutti. La sua mente era tormentata da mille pensieri. Ma lentamente, con metodo, iniziò a preparare delle modalità d'azione per ogni problema, dando ordini e scegliendo le persone che li avrebbero eseguiti. Fece anche una telefonata a FalcoBianco facendogli richiesta di intensificare la severità degli addestramenti e segnalargli i cadetti particolarmente dotati. Ne avrebbero avuto bisogno. Presto. FalcoBianco, fortunatamente, si dimostrò disponibile. Aquila depose il ricevitore con un sospiro. Aveva fatto tutto ciò che poteva. Non sapeva cos'altro fare. Lo sguardo gli cadde sulla foto di sua moglie e di sua figlia ancora così piccola. Molti uomini e donne non sarebbero più ritornati dalle loro famiglie. Molte famiglie erano state distrutte. Fra queste una di cui Aquila non avrebbe mai saputo niente. La famiglia di un ex-soldato che aveva lasciato l'esercito poche settimane prima dell'attacco. I corpi di lui e di sua moglie furono ritrovati nella loro casa pochi anni dopo la fine della guerra. Nessuna traccia dei resti del figlio che fu comunque dato per morto. Ma questo piccolo fatto non arrivò ad Aquila o se ci arrivò lui non ci prestò attenzione. Non sapeva che quell'uomo era stato l'amico del pilota che aveva salvato la guerra e che l'aveva messo in guardia da una futura minaccia. E non sapeva quali conseguenze la sua morte avrebbe portato.


Note dell'autrice:
Anche questo interludio è stato inventato da me quasi del tutto usando i pochi accenni che la serie faceva. Funge più che altro da conclusione della prima guerra e collegamento fra una guerra e l'altra.


A Libro Secondo: "Il Secondo Attacco"

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