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Le Cronache di Due Dimensioni

Libro Secondo - "Il Secondo Attacco"
Di: J.J. (jjblue10@hotmail.com)


Uno

15 anni dopo la prima guerra...

L'epoca era giunta. L'epoca in cui avrebbe potuto avere la sua vendetta. Una vendetta che si faceva sempre più urgente con il peggiorare delle condizioni del pianeta su cui si trovavano. Il clima iniziava a diventare instabile. E le risorse scarseggiavano. Stavolta non potevano più attaccare solo per distruggere. Dovevano attaccare per avere. Per impossessarsi di un nuovo mondo. Il pensiero non gli piaceva. Non voleva Nuova Frontiera. La voleva distrutta. Per quello che gli aveva fatto. Ma forse, fare schiavi i suoi abitanti e privarli di tutto ciò che avevano, ucciderli lentamente e torturarli poteva essere divertente. Divertente. Per 15 anni aveva dimenticati il significato di quella parola. Divertente. Tutto era stato così tetramente noioso! Lo odiava. Dalla finestra dei suoi appartamenti osservo le sue flotte, i suoi soldati, le sue Unità Operative. Meraviglioso! Tutto sembrava pronto. E da quanto riportavano le sue spie i progressi tecnologici su Nuova Frontiera erano ancora scarsi. Le loro flotte ancora piccole, deboli e male armate. I loro pianeti ancora divisi da orgogli e incomprensioni. Niente di tutto ciò creava problemi alla sua gente. I Dimensionali. Così li avevano ribattezzati quei primitivi. Ma sì. Che credessero pure che venivano da un'altra dimensione e non solo da un'altra galassia troppo lontana da loro per immaginarla. Ma sì, lasciamo che li credano creature invincibili che non possono essere uccisi ma che se colpiti tornano alla loro misteriosa dimensione. Lasciamo che li temano come mostri in un racconto. Non c'era bisogno che sapessero che semplicemente loro attuavano salti nell'iperspazio, non c'era bisogno che sapessero che ogni soldato, ogni nave aveva un sistema di salto automatico che si attiva ogni volta che questo subisce un danno grave perché niente e nessuno cada vivo od operativo nelle loro mani. Che alimentassero i loro incubi. Come tutti i nemici che avevano combattuto per loro erano solo mostri. Che lo credessero veramente. In fondo la realtà non era così diversa. E le loro paure e superstizioni avrebbero giocato a loro vantaggio. Si, domani all'alba il loro cielo sarebbe stato di nuovo coperto dalle loro astronavi. Questa volta non sarebbero potuti andare pesanti, avrebbero dovuto limitarsi ad occupare il terreno. A privarli dei loro cargo, delle loro miniere, delle loro industrie. Di tutto quello che hanno d'utile. Da distruttori dello spazio a ladri dello spazio. Non era un gran cambiamento. Ma sarebbe stato più vantaggioso. Un peccato che il suo esercito avesse perso i suoi comandanti migliori 15 anni fa. I loro sostituti attuali, secondo Nemesi, erano noiosi. Paurosi. Incapaci di fare qualcosa da soli. Ma questo doveva essere abbastanza semplice anche per loro. Dopo tutto, la volta scorsa gli umani, così si definivano quelle patetiche creature, vinsero solo per pura fortuna. Questa volta non ne avrebbero avuta. Un peccato per Nemesi che stavolta non avrebbe potuto assistere in prima persona alla battaglia. Il trasferimento del raggio Ennesimo sulla nuova ammiraglia-pianeta che avrebbero usato per il trasferimento definitivo non poteva essere supervisionato da quegli incapaci dei suoi ufficiali. Doveva come al solito occuparsi di tutto lui. E tutto questo era così noioso! Ma ne sarebbe valsa la pena. Avrebbe fatto di tutto per avere la sua vendetta! La sua vendetta...


Due

15 anni dopo la prima guerra...

L'atmosfera era serena. Nuova Frontiera continuava a progredire. Lentamente. Ma continuava. E i viaggi spaziali erano diventati più veloci. E più comuni. Oramai si facevano anche crociere nello spazio. E ad una di queste doveva prendere parte una copia che festeggiava il suo ventesimo anno di matrimonio. Erano benestanti e avevano un largo terreno su cui avevano costruito un buon ranch. Il migliore della zona. Ma la coppia esitava ancora a partire. Come capita a molti genitori erano preoccupati all'idea di lasciare il loro unico figlio, un diciottenne perfettamente in grado di badare a se stesso con uno spiccato senso dell'avventura e un'ottima mira (secondo posto al torneo), che rispondeva al nome di Colt e ambiva a fare la vita del rodeo, tutto solo in un ranch che vantava il maggior numero di cowboy residenti all'interno per non parlare del fatto che un fidato amico di famiglia Tim Dooley si era offerto di venire a dare una controllata al "bimbo". Al tavolo di un ristorante, poco prima della partenza, era riaffiorata un'altra di queste interminabili discussioni. Alla fine, i due coniugi capitolarono di fronte alla determinazione del loro erede e ammisero che erano fieri di lui. E lo erano veramente anche se erano tuttavia ancora preoccupati. Ammiravano la sua determinazione e il suo coraggio e sapevano che dietro ad un atteggiamento scherzoso e giocoso c'era un ragazzo serio e onesto. Solo, non avrebbero voluto lasciarlo così presto. Al loro ritorno lui non sarebbe stato a casa ad attenderli. Sarebbe già partito verso la sua nuova vita. Avrebbero voluto rinunciare a quel viaggio per passare gli ultimi giorni con lui ma Colt vi si era opposto. La motivazione ufficiale era che si meritavano da tempo una vacanza. La vera ragione era che così pensava che sarebbe stato più facile il distacco. Per tutti. Anche se non voleva ammetterlo aveva riflettuto a lungo su quella decisione e non era ancora abbastanza sicuro di se per non nutrire dei dubbi. Se fosse restato troppo a lungo con i suoi genitori sapeva che non sarebbe riuscito a staccarsi da loro. Ma lui voleva costruire qualcosa di suo, qualcosa di cui poter essere orgoglioso, non semplicemente essere l'erede di suo padre. Come tutti i diciottenni aspirava all'indipendenza. Accompagnò la sua famiglia al ponte d'imbarco e li salutò a lungo agitando le braccia. Rimase a guardare mentre l'astronave si staccava dal suolo e poi prendeva quota, su, sempre più su, fuori dalla sua vista... Gli sarebbero mancati. Stava per andarsene quando una luce risplendette nel cielo. Un lampo? Ma il cielo era sereno... Un dubbio lo assalì. Cercò qualcuno che potesse metterlo in contatto con l'astronave dei suoi genitori. Ma scopri che non era possibile. Che non sarebbe mai stato più possibile parlare con loro. L'astronave che portava con se i suoi genitori, la sua famiglia, era esplosa in quel lampo luminoso. Non avrebbe mai più rivisto i suoi genitori. La loro astronave era stata distrutta. Gli alieni dell'altra dimensione erano tornati. Avevano ricominciato i loro attacchi. E i nomi dei suoi genitori figuravano ora fra le loro prime vittime... Fu solo a notte inoltrata che Colt riuscì a tornare a casa e a presentarsi a Tim con una richiesta che gli avrebbe permesso di realizzare un nuovo diverso obiettivo. Doveva addestrarlo. Doveva fare di lui il migliore tiratore di Nuova Frontiera così che potesse diventare un cacciatore di taglie. E cacciare i Dimensionali. E prendere su di loro la sua vendetta per aver distrutto tutta la sua famiglia...


Tre

15 anni dopo la prima guerra...

I risultati erano stati eccellenti. Il rapporto che Nemesi ricevette era pienamente soddisfacente. Come Nemesi aveva detto, era un lavoro così semplice che anche i suoi uomini potevano occuparsene. I suoi uomini che adesso stavano festeggiando convinti che la loro fosse una dimostrazione di grande abilità invece che un inevitabile successo. Stupidi. Ma utili. Odiava che si stessero divertendo mentre lui era lì a lavorare. Odiava dover lavorare così tanto, senza sosta! Lo annoiava da morire. E i problemi sul pianeta aumentavano. L'energia stava finendo! Dove poteva essersene andata si chiese Nemesi senza assolutamente prendere nemmeno in considerazione l'ipotesi che le sue costanti battaglie avessero contribuito allo spreco di essa. Ovviamente doveva essere colpa di qualche scienziato che non aveva fatto bene il suo dovere. Ma purtroppo non era riuscito a trovarlo. Pazienza. I suoi piani progredivano e gli scienziati gli erano utili. Gli servivano. Doveva sbrigarsi a trasferire sul pianeta-astronave il raggio Ennesimo prima che questo mondo rimanesse senza energia. Doveva sbrigarsi a far finire di costruire il pianeta-astronave. E doveva trovare un sistema per eliminare la popolazione in eccesso che consumava energia ma non combatteva. Sfortunatamente non poteva eliminarla in massa. Un soldato scontento perché la sua famiglia è stata sacrificata per il benessere del suo pianeta è una cosa, l'intero esercito scontento è un'altra. Così doveva trovare una soluzione per loro. Un posto dove metterli perché non gli dessero fastidio e non creassero danni, un posto in cui il loro consumo di cibo ed energia sarebbero stati ridotti. Anche il cibo iniziava a scarseggiare. Non che questo importasse molto a Nemesi. Ma sapeva che se privati di cibo i suoi soldati non avrebbero reso molto in combattimento e sarebbero stati inclini a rivolte. La loro fedeltà, presi singolarmente, era provata ed erano abituati ad una vita dura ma il tutto entro certi limiti. Nemesi non sapeva cosa avrebbero potuto fare se il malcontento si fosse diffuso fra loro. Una rivolta forse sarebbe stata divertente ma gli avrebbe fatto perdere tempo. Non aveva più tempo. L'energia rubata ai terrestri nell'attacco e arrivata a loro non era sufficiente. Ne voleva di più. Molta di più. Sempre di più. I suoi uomini avrebbero dovuto fare meglio di così. Intanto la sua mente ritornò al problema della gente. Avrebbe dovuto mettere gli scienziati a lavorare anche su questo. Si preparò a non aspettarsi troppo da loro. Dopo tutto come molti militari non aveva fede nella scienza ma solo nel potere delle armi. O certo la scienza gli aveva salvato la vita ma... non poteva dire se questo fosse stato un bene o meno. Il suo aspetto ora sì che terrorizzava i nemici ma... il vecchio se stesso era un'altra cosa. Il vecchio se stesso aveva fascino. Il vecchio se stesso si era guadagnato una volta il soprannome di "Angelo nero della morte". E aveva riso di questo. Il vecchio se stesso. Si sentì come un vecchio che rimpiange la sua perduta gioventù. Il vecchio se stesso non sarebbe mai tornato. Era andato distrutto in quella battaglia. E la consolazione che nessuno avrebbe potuto prendere il suo posto e che presto ne avrebbe vendicata la morte non era sufficiente.


Quattro

15 anni dopo la prima guerra...

La notizia dell'attacco arrivò in fretta nell'ufficio del comandante Aquila. E nonostante tutti avessero iniziato a darsi da fare, quando arrivò la notizia del secondo attacco niente era ancora pronto. Il secondo attacco. Nel secondo attacco era morta sua moglie. Avevano attaccato durante il torneo di tennis di April. Sua figlia era una dei pochi sopravvissuti. E era tornata da quel torneo con la ferma intenzione di ritornare ad essere un membro dell'esercito. Voleva vendicare sua madre. Dopo tutto April ne aveva ereditato il temperamento combattivo ed era molto legata a lei. Ovviamente sua figlia era stata in accademia. L'accademia di Alamo sotto il generale FalcoBianco. La migliore. E aveva avuto ottimi voti, diventando un'esperta in autodifesa abile nel controllo delle comunicazioni e ottima scienziata. Ma quando April aveva preferito la carriera di tennista... lui e sua moglie si sentirono sollevati. La credevano più protetta, più sicura. E ora sua moglie era morta. E lui aveva rischiato di perdere anche la sua April. Maledetti Dimensionali! Perché venivano a distruggere il suo mondo? Aveva contattato FalcoBianco per sapere di quante giovani forze disponevano. L'unica persona che FalcoBianco fu in grado di segnalargli era un giovane cadetto molto dotato di provenienza scozzese e maestro nello scherma che attualmente si stava segnalando anche nel suo lavoro presso i servizi segreti. Il suo nome era Spada d'Argento. Aquila ne aveva già sentito parlare. Avrebbe fatto richiesta di trasferimento per lui. Aveva bisogno di persone in gamba attorno a lui in questo momento. Un ufficiale entrò comunicandogli un ennesimo attacco. E loro non potevano fare nulla. Le loro truppe non erano abbastanza potenti, abbastanza veloci e la loro arma di difesa finale non era ancora pronta. Mancava poco era vero ma era ancora troppo. E intanto loro dovevano comunque difendere Nuova Frontiera, le persone che la abitavano, i convogli, le città... E non sapevano come fare. Le difese che installavano sul posto o nelle vicinanze si rivelavano inadatte, insufficienti. Dopo una breve lotta i Dimensionali finivano con il distruggerle totalmente. I soccorsi inviati finivano con l'arrivare sempre troppo tardi quando i Dimensionali avevano già distrutto tutto e preso ciò che volevano. Aquila si sentiva impotente. E questi insuccessi non miglioravano l'opinione che la gente aveva del Comando di Cavalleria. E come dargli torto? Non riuscivano ad aiutarli, non riuscivano a proteggerli. Avevano ragione a non fidarsi. E nel frattempo cresceva il numero dei morti. Doveva fare qualcosa. Ma cosa? Tutte le risorse che avevano erano tese nella realizzazione del loro progetto segreto che non era ancora pronto. E April voleva combattere. Fra tutte le sue preoccupazioni questa sembrava la maggiore. Sua figlia. La sua unica figlia. Non voleva perderla. Non poteva perderla. Era terrorizzato dall'idea. Ma sapeva che non avrebbe potuto fermarla. Non c'era verso di fermarla quando decideva qualcosa. Era una caratteristica che aveva ammirato in sua moglie. Era una caratteristica che ammirava in sua figlia. Dovevano portare a termine il loro progetto segreto. Anche per April. April. April era una scienziata come lui. Forse poteva aiutare. Forse...


Cinque

15 anni dopo la prima guerra...

Un'altra vittoria. Nemesi ascoltò la notizia impassibile non comprendendo l'entusiasmo che dimostrava il soldato che gli aveva dato la notizia. Era ovvio che stessero vincendo. Quelle patetiche creature non avevano mai avuto speranze. Eppure sapeva dalle sue spie che quegli esserini stavano cercando di tentare qualcosa. Non che la cosa costituisse un vero problema eppure... a Nemesi non piaceva che questi esserini non si arrendessero alla loro inevitabile sconfitta. Stupidi e testardi! Cosa credevano di fare? O se non avesse avuto bisogno del loro pianeta e delle loro risorse e avrebbe potuto radere tutto al suolo come ai bei vecchi tempi. Ma non poteva. Gli umani cercavano d'opporglisi. E lui non poteva cancellare il loro pianeta in un sol colpo. Gli umani che... Lasciamoli opporre, decise. Se volevano provare che provassero. Lui avrebbe fatto in modo di scoprire qual era il progetto in cui loro riponevano le loro miserabili speranze, avrebbe lasciato che s'illudessero di poter avere una speranza e poi... gliela avrebbe distrutta. Completamente. Così come loro avevano distrutto la sua vita passata. Quest'idea poteva essere buona. Vanquo. Si sarebbe servito di lui e della sua banda. Quei membri di una sottorazza della sua specie, incroci ibridi dotati d'orrendi occhi vuoti. Non gli erano mai piaciuti. Vi era stato un periodo della sua vita in cui li aveva perseguitati con piacere. Ora solo pochi di loro sopravvivevano. E solo perché si erano dimostrati utili. Gli occhi vuoti erano il simbolo del controllo mentale a cui erano stati sottoposti per garantire la loro fedeltà. Erano orribilmente pacifici in passato. Sfortunatamente il controllo mentale li rendeva ancora più stupidi di quanto erano effettivamente ma... Nemesi non si sentiva troppo in colpa per questo. Anche le sue tre guardie mutanti erano state sottoposte ad un processo simile. Ora erano fedeli e letali. Vanquo e la sua squadra erano diventati fedeli anch'essi. Uno shock forse avrebbe potuto riportarli alla loro vecchia natura pacifica ma anche in questo caso erano sacrificabili. Geneticamente diversi da loro anche se fossero stati catturati e vivisezionati non costituivano un pericolo. Potevano essere utili come spie invece. La loro capacità di confondersi con gli altri era notevole, riuscivano ad infilarsi ovunque senza problemi e la loro memoria era notevole. Si, loro avrebbero sicuramente scoperto qualcosa. Anche se Nemesi aveva sentito sempre una certa repulsione nel parlare con creature come Vanquo ora non ci faceva più caso. Dopo l'incidente faceva caso a così poche cose! Una cosa non era cambiata, trovava ancora che Vanquo fosse un imbecille. Un noioso imbecille pauroso. Si avvicinava sempre con un'andatura strisciante e servile e proponeva sempre idee idiote che non avevano altra funzione che creare confusione e che Nemesi talvolta gli lasciava realizzare solo per avere l'occasione di liberarsi di lui. Sfortunatamente Vanquo riusciva sempre a ritornare indietro vivo. Forse avrebbe dovuto privarlo del dispositivo di salto nell'iperspazio. Si, probabilmente questo avrebbe potuto funzionare. Ma per ora doveva aspettare. Prima Vanquo doveva fare un lavoro per lui. Poi...


Sei

15 anni dopo la prima guerra...

Spada d'Argento uscì dall'ufficio del Generale FalcoBianco. Ripensava ancora a tutto quello che era successo. Gli attacchi dei Dimensionali. Le morti e le uccisioni. Il Comando di Cavalleria incapace di opporsi. Poi era stato convocato nell'ufficio del Generale FalcoBianco, l'uomo che aveva fatto di lui l'esperto soldato che era diventato. Il Generale gli aveva dato "la notizia". Sarebbe stato trasferito. Avrebbe avuto un incarico importante. Sotto gli ordini del Comandante Aquila. Contro i Dimensionali. Sarebbe stato pericoloso. Forse non avrebbe rivisto i suoi genitori per lungo tempo. Ma avrebbe potuto essere d'aiuto. O almeno sperava. Aveva assicurato il Generale FalcoBianco che lui avrebbe fatto del suo meglio. E si rese conto subito dopo che lo aveva detto non con il tono di un uomo adulto e maturo ma con il tono di un ragazzino entusiasta. Ed era arrossito bruscamente. FalcoBianco gli aveva sorriso e l'aveva congedato. C'era una luce preoccupata nei suoi occhi. Il Generale era solito dire che i cadetti erano come figli per lui. Naturale che fosse preoccupato per lui. Stava per essere spedito in prima linea. Poteva darsi che questa fosse l'ultima volta che lo vedeva. Doveva telefonare ai suoi. E comunicargli la notizia. Con tatto. Sua madre era molto apprensiva. Non voleva spaventarla. O preoccuparla. Dopo aver pensato almeno ad un migliaio di modi per comunicarglielo e averli scartati tutti alzò la cornetta deciso ad affrontare l'inevitabile. I suoi genitori la presero apparentemente benissimo. Si congratularono con lui per il nuovo incarico. Sembravano felici. Spada d'Argento si sentì sorpreso da principio. Poi sollevato. Se i suoi non erano in pensiero per lui, lui era in grado di affrontare quel lavoro tranquillamente. Ovviamente ignorava ciò che era successo quando la comunicazione si era interrotta. Ignorava che sua madre era scoppiata in singhiozzi e che suo padre aveva provato senza successo a consolarla. Ignorava che entrambi avevano pensato che non lo avrebbero rivisto mai più. Ignorava il cupo dolore nel quale erano sprofondati. Con calma iniziò a prepararsi. Avrebbe avuto un incarico di responsabilità ben più importante di quelli che aveva adesso ai servizi segreti. Avrebbe avuto contro i Dimensionali stavolta. Avrebbe dovuto contribuire ad ostacolare la loro avanzata. Avrebbe fatto tutto il possibile per fermarli. Dovevano fermarli. Sapeva cosa facevano i Dimensionali. Visto il suo lavoro lo sapeva con molti più dettagli degli altri. Troppi dettagli. Alcuni non li avrebbe voluti conoscere. Non poteva permettere che i Dimensionali attaccassero ancora. Che uccidessero ancora. Il loro prossimo obiettivo sarebbe potuto essere la sua casa. La sua famiglia. Le persone che amava. Non voleva perderle. Non voleva vederle soffrire. Voleva proteggerle. Il Comando di Cavalleria aveva un progetto segreto che stava portando avanti. Un'estrema difesa. Dovevano riuscire a resistere finché non fossero stati pronti ad usarla. Dovevano resistere. Salutò osteggiando tranquillità i compagni che forse non avrebbe più rivisto. Nella sua mente tornavano ad affacciarsi tutte le preoccupazioni che il caso destava. Dovevano farcela...


Note dell'autrice:
L'intero libro è basato sulla brevissima introduzione che si ha nell'episodio "1-Gli Sceriffi delle Stelle si uniscono" e su ciò che Colt racconta nell'episodio "48-Pace" oltre che su accenni fatti durante la serie.


A Libro Terzo - "Nasce Rombo"

© 2000-2003 J.J.. E non dimenticate di scriverle cosa ne pensate!